Mi va di parlarne, la mia città credo sia quella con la maggiore percentuale di abitanti cinesi, per numero seconda solo a Milano.
Andrebbero fatte mille premesse, proviamo a riassumere. Quando si identifica una nazionalità si sta in realtà parlando di una moltitudine di persone, con la propria identità ben definita, con usi e i costumi, pregi e difetti. Per questo non si deve fare di tutta l’erba un fascio altrimenti poi si viene a dire che “gli italiani sono mafiosi” e “i francesi sono snob” e “gli albanesi rubano”…
Mettiamola così: vedo tante persone cinesi, dei tipi più disparati, ma lo stile di vita della maggior parte di questi NON MI PIACE. La comunità cinese è IN LINEA DI MASSIMA chiusa verso il nostro paese. Tendono a non socializzare, a parlare la loro lingua, a comprare nei loro negozi. Per cultura mettono avanti princìpi quali il lavoro (splendido, se non si riducessero talvolta a situazioni improponibili), la famiglia, la loro comunità. Trascurano l’alimentazione, per quelle che sono le mie idee sul mangiar bene. Trascurano l’istruzione. Trascurano la socialità.
Va però loro anche una buona fetta della mia stima per altri motivi. Nel traffico quotidiano, fatto di un via vai incessante di macchine e scooter, loro raramente usano mezzi, ma vanno a piedi o in bicicletta (e si badi bene nei loro garage non mancano macchine). Si spostano per le vie in gruppi più o meno piccoli, sempre con tanti bambini per mano, vanno nei (loro) piccoli negozietti anzichè nei centri commerciali. Una volta anche noi compravamo all’alimentari, ora compriamo al supermercato (dunque non 400 metri a piedi ma 4 km in macchina). Il sabato e la domenica mattina per il centro non si vede mai nessuno, e poi arrivano loro a rendere viva, più vera la città. Magari fanno un po’ di cagnara e sputazzano per terra (chi se lo ricorda?) ma animano, muovono, sorridono.
L’altro giorno scena bellissima di bambino cinese e mamma cinese:
Mamma: “Ehi!”
Bambino: “Oh mamma icchè ‘ttu ‘vvoi?”
Mamma: “O DUCCIO un si risponde hosì”
La scuola serve, la scuola unisce, integra e insegna ad amarsi. Per favore ditelo anche alla Moratti.





Carino questo post ! A me è capitato a Roma martedì, un ragazzo nero (ma nero nero eh?!?) parlava nel più sgangherato slang giovanile romano, che manco mio nipote.
Certo le comunità, tutte, che siano magrebini, piuttosto che cinesi o rumeni o albanesi. tendono a stare tra di loro. Il motivo in fondo è abbastanza semplice e penso riguardi la lingua prima di tutto, ma anche le abitudini , anche quelle alimentari. Noi poi non è che facciamo gran che per farli integrare e questo pure ha il suo peso; c’è anche da considerare l’aspetto, che rende ancora più “diversi”i cinesi (come i negri d’altra parte). Chissà se un giorno riusciremo a considerare tutti gli uomini solo ed esclusivamente come persone?!?
Tutto quello che hai detto è verissimo, l’ho constatato di persona perchè la mia università si trova nel quartiere esquilino, la chinatown (la chiamano così) di Roma. Calcola che ho studiato un po’ il cinese e a lezione ci incitavano ad entrare nei negozi e parlare facendo un po’ di pratica. Il risultato erano delle risatine e dei commenti che io non capivo. Non sono una persona che fa di tutte le erbe un fascio, andrebbe anche contro la mia sfera di interessi, ho conosciuto anche cinesi tranquilli e socievoli però per la maggior parte ho visto che non vogliono integrarsi.
sinceramente non riesco ad immaginare la reazione di firenze se domenici attuasse lo stesso provvedimento,
temo,
purtroppo,
dopo aver ascoltato sull’autobus molti dei miei concittadini disquisire sull’odore ecc. dei “negri”
che molti sarebbero daccordo
beh… la mia ristoratrice cinese di fiducia si chiama Linda. ovviamente non è il suo nome ma il “corrispondente italiano” del suo nome vero. ormai oltre 10 anni fa, con lungimiranza, ha investito i guadagni del ristorante che aveva in un quartiere romano benestante per aprirne un secondo in un quartiere popolare e credo sia stato il primo esperimento di crossover culinario tra italia e cina. l’ha chiamato cinapoli. pizzeria napoletana con cuoco italiano e cucina cinese con cuoco cinese.
sua figlia è nata in italia. ormai ha 15 anni e parla romano.
non ha neanche la L al posto della R.
credo i soldi non le manchino. ma non li ostenta. ed è uno dei due posti che conosco dove si mangia ancora con 10 euro a testa.
Sì, è vero, anche io rimango sempre stupita davanti ai piccoli cinesi che parlano fiorentino stretto, come non si sente più neanche in San Frediano!
Massì… i cinesi sono immigrati più che decorosi, altro che quei pacchianissimi “miliardari” che ogni anno invadono la Sardegna. Quelli si che sono una comunità chiusa e restia all’ integrazione…
via i cinesi dall italia.puzzano.
Che fo: cancello il commento sopra o lo lascio come manifesto di stupidità?
mannò… lascialo che son giovani.
(E moriranno giovani)
ma che dici jimbao i cinesi puzzano e fanno schifo credimi, via dall’italia bianca e cattolica.