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Archive for the ‘E’ successo a me’ Category

Prima di partire per la Calabria stavo sistemando dei cd in macchina.

All’improvviso… ZOOOM! Eccolo: un ragnetto veloce e zompettante sbuca da dietro il cruscotto, si arrampica contorcendosi lungo un lieve pizzo di ragnatela e mi arriva a portata di tiro.

Mi sfilo l’infradito hawaiano e sto per colpirlo al petto. Sarà un eroe morto in battaglia.

Poi qualcosa scatta, una molla, un ricordo, un’emozione, e io inizio a piangere.

 

Mi torna in mente un cortometraggio di Mauro Spinelli visto con una persona speciale qualche anno fa: il sorriso di Diana.

Diana (che poi è la bellissima Anita Caprioli) si trasferisce in un vecchio appartamento polveroso, decidendo di rimetterlo a nuovo. Tra gli innumerevoli ragnetti che assediano le stanze c’è anche l’impavido guerriero Agenore. A lui basterà scambiare un sorriso di Diana per un suo gesto di amore per farlo innamorare follemente della ragazza.

 Per una serie di circostanze, Agenore crederà che Diana lo ami, ma scoprirà quanto sarà dura dimostrare di amare qualcuno quando si appartiene a specie diverse e canterà così dell’amore che ci rende incompresi e sigillati in un mondo platonico…

Il Sorriso Di Diana è così una piacevole poesia agrodolce sull’amore che a volte ci fa uomini e a volte ci rende insetti arricchita da un simbolico senso allegorico dal sapore fiabesco.

A quasi venti giorni di distanza il mio Agenore è sempre lì. Ogni tanto salto dalla paura quando lo vedo sbucare all’improvviso da dietro lo specchietto retrovisore, ma è lì a ricordarmi che forse non fa tutto schifo.

Consiglio vivamente la visione, basta avere 15 minuti, anche su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=POgSnT7LYyU (parte prima)

http://www.youtube.com/watch?v=yk70R9TAXJ8 (parte seconda)

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Non ho mai avuto brufoli neanche da adolescente. Solo una volta me ne venne uno, in asse di simmetria, sulla punta del naso, grosso come una ciliegia; praticamente un pagliaccio, rimasi 3 giorni chiusa in casa finchè non decisi di sopprimerlo tra lacrime amare e le risate di mia madre.

In questi giorni, a quasi 15 anni di distanza, mi sveglio e noto qualcosa di strano in volto. Due brufoli identici, all’altezza degli zigomi, poco a lato delle tempie. Dolorosissimi e ampiamente ridicoli, mi fanno incavolare soprattutto la rinnovata simmetria e i sorrisini dei colleghi che mi rammentano che passata la pubertà se ne andranno via!

Però mi è stata suggerita la seguente teoria: quando sono simmetrici non sono veri brufoli ma bolle di stress. Che faccio ci credo?

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Oggi un amico mi ha chiesto: “Ma è vero che tu hai un blog?”

E io, all’improvviso, mi sono ricordata di lui, di 4 Privet Drive e dal fatto che non ci avessi messo più piede da tempo immemore. Eppure lui è ormai da molto il volto di mille avventure, da quando sguazzava sulla piattaforma kataweb già qualche annetto fa.

Il blog ha raccattato le pene d’amore, i libri letti e quelli da leggere, ha visto passare nomi e date, feste, rabbia e delusioni, soprattutto politiche (!). Le vacanze, le foto, le amiche.

La cronaca nera, il gossip.

I film visti al cinema, le ricette di bellezza, tutte quelle sciocchezze che solo il gran calderone del web può accogliere. Ci sono stati gli amici, quelli aggiunti nella barra a lato. Il mio preferito (anche se non dovrei dirlo) unodicinque, che sento più vero e sincero del mio vicino di casa e che mi fece sussultare sulla sedia quando scrisse che voleva chiudere i battenti!

In questo periodo ho poca voglia di scrivere e la cosa mi fa male. Perchè mi è sempre piaciuto, e perchè lascia qualcosa di te. La cosa triste è che forse non ho più molto da dire.

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Decisa a prendere un mezzo a due ruote, in questo periodo ho girato e rigirato prima di scegliere. Credevo che il più fosse fatto.

Non avevo tenuto conto di tutte le menate affini: l’assicurazione, i bollettini, la visita medica, foto, marche da bollo. Che detto così sembra poca roba, ma…

L’ASSICURAZIONE. E’ l’incognita economica. Vai a fare i preventivi, inserisci sempre gli stessi dati e ABRACADABRA, si spazia dai 250 € annuali ai 1200€ SEMESTRALI a parità di condizioni, massimale incluso. Io mi vorrei buttare sulla soluzione da braccino corto, ma cavolo, mi fanno venire i dubbi! E poi che faccio, raddoppio con furto e incendio? mmm…

LA VISITA MEDICA. Dovrebbe essere una sorta di autocertificazione con semplice controllo di vista e udito, roba da dieci minuti. Vo alla Asl in via X, dove c’è scritto su internet fanno le visite. Provo prima a chiamarli ma niente, sicchè vo diretta.

“Buongiorno… vorrei fare la visita medica per la pat…”

“E’ nel posto sbagliato! Si rechi in via Y”

Attraverso la città, giungo in via Y, una pioggia epica in corso.

“Buongiorno… vorrei fare la visita medica per la pat…”

“Qui le possiamo solo fissare la visita, ma prima deve riempire i bollettini ed i moduli”

“Bene, me li dia!”

“No, qui prendiamo solo gli appuntamenti, la modulistica la trova in via X”

“Intanto fissiamo l’appuntamento, poi vado a prendere la modulistica”

“No qui fissiamo la data solo bollettino alla mano”

Incazzata come una scimmia vo all’ACI, spendo il doppio, ma faccio tutto e subito.

LA VISITA (atto II). “Signorina com’è vestita…”

“Si, mi scusi, sono in permesso da lavoro”

“Ahhh capisco ora gli scarponcelli… ma che lavoro fa?… ma dove?… no… davvero??? Lo sa che c’è un mio amico… Quindi lei è capace di… E che scooter compra?… Ma si figuri, anche mio fratello… poverino si sta separando…la vita è dura… il governo… il tempo… le nuvole…”

“Guardi io dovrei rientrare a lavoro”

“Bene può andare”

La visita è un colloquio? E se fossi stata cecata? Oppure sorda perchè gli rispondevo leggendogli le labbra? Niente!

LE FOTOTESSERE. Alla macchinetta fai tre scatti, devi scegliere il migliore, e il compito è arduo. Scarti il primo dove sembri pettinata con le fruste, scarti il secondo a occhi chiusi, scegli la terza posa, quella con la bocca un po’ così e l’aria seriosa. Lo sfondo bianco si intona bene col viso. Il mio amico la vede e sghignazza. In quella della patente ero come dire… un po’ più giovanile, man mano che passano gli anni sembro sempre di più mio padre con la parrucca.

IL DUBBIO. Che mi manca ancora? …… Tanto il bollo si smetterà di pagarlo, neh?!?

 

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Allora quando uno ha il singhiozzo tutti si scatenano come pazzi: bevi piano 7 sorsi minuscoli d’acqua, oppure bevi a testa all’ingiù (omammina come si scrive all’ingiù?), ma anche tappati il naso mentre fai la capriola, o starnutisci tappandoti gli orecchi, fai la giravolta falla un’altra volta trallallero trallallà.

Mille rimedi. Un po’ stupidini, ma se ci credi si sa… la potenza della suggestione e il singhiozzo sparisce.

Ora il mio problema è un altro. Vertigini. Ma non ho paura dell’altezza, con un buon punto di appoggio mi affaccio anche dalla tour eiffel. Il problema è che se devo fare mezzo (e vi dico mezzo) passo senza essere abbarbicata a qualcosa o devo fare una scalinata dove c’è la pedata ma non l’alzata allora si scatena il PANICO.

Ci ho provato mille volte a vincere questa paura. A Praga ho cercato invano di scalare tutte le torri. Ma niente da fare, il legno mi demoralizza…

E domani c’è gente importante che mi aspetta. Quota al di sotto di me: circa 100 metri.

Ci proverò col naso tappato, con l’acqua a sorsini, con le capriole e gli starnuti. Ma ragazzi se qui non mi date qualche dritta credo che mi presenterò ai signori completamente sbronza. Sarà comunque un figurone…

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Partenza: martedì prossimo, volo low cost

Durata del soggiorno: 6 giorni, 5 notti

parigi.jpg

Staremo in un alberguccio che sembra molto carino in Montparnasse. Gireremo quanto più possibile, cercando di non essere turisti appiattiti dai soliti itinerari.

I preparativi – per quanto riguarda me – STAGNANO: 😯

– Urgono scarpe comode da passeggio, eventualmente con la para nella sciagurata ipotesi possa essere brutto tempo

– Non abbiamo ancora deciso come arrivare all’aereoporto, con partenza alle 7 di mattina e obbligo di check-in un paio di ore prima

– Ho bisogno anche di un paio di capi di abbigliamento nuovi: qualcosa da battaglia, ma anche un indumento sofisticato tanto per dire che l’ho portato a Parigi, patria dell’alta moda (Jimba sciantosa!).

– Sarebbe necessario un rapido tuffo dall’estetista per una masochistica ceretta, una efficace manicure, ma soprattutto per farsi levare questo c***o di granuloma che ogni tanto mi scappa fòri sul pollicione! (Ecco pubblicamente rovinata la candida immagine di ragazza a modino)

– Ho “comprato” un corso di francese multimediale, parole imparate: zero. Però so fare la erre moscia!

– Itinerari preparati: nessuno (qui meno male F. è venuto in soccorso)

– Comprato il libro di Augias (in allegato a repubblica) “I segreti di Parigi”. Ferma a pagina 10, illeggibile.

Poi? Domande?

Di questo passo non arrivo manco a Lamporecchio 😯

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In palestra seguo ormai da mesi il solito corso a metà tra l’aerobica e la danza latino-americana, si, lo so, una pagliacciata, ma mi diverto come una matta.

La volta scorsa l’insegnante ha sfoderato un nuovo cd, dunque nuova compilation e nuova “coreografia” da inventare. Nella sequenza brani uno in particolare mi ha fatto buttare via, specialmente per quello che dobbiamo fare: 4 minuti di canzone durante i quali dobbiamo fare infiniti saltelli sul posto (sudata infernale) e durante il ritornello chapa la gallina chapa la gallina chapa la gallina coccodè dobbiamo far finta di tirare il collo a una gallina per poi farne il verso. Si, leggo nelle vostre menti, siamo un gruppo di ridicole. Ma non è questo il punto.

Torno a casa e mi metto in rete alla ricerca del motivetto caraibico. Scopro così che al corso di latinoamericano, con la maestra brasiliana, mi fanno ballare una canzone che non è chapa la gallina, ma “ciapa la galeina” 100% musica romagnola….

…a un certo punto urlano anche una cosa del tipo “parola di Francesco Amadori!”

P.s: Ankou non ero io quella equilibrata???? 🙂

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