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Archive for the ‘Capo capone’ Category

Ho deciso di concludere qui questa rubrica, perchè alla fine io a questa persona gli voglio bene, è brava e competente nel suo lavoro.

Dunque non mi dilungherò sulla questione EMORROIDI che immancabilmente tira fuori al primo morso di pane in pausa pranzo, nè sulle sue peripezie da eroe di fumetti. Abbandona la rubrica (ma non abbandona me) con il MICIDIALE dialogo di oggi in macchina.

Io: “Quando ero piccola ero una bella bambina!” -Io tutta sorridente-

Capo: “Non è vero” -Faccio la faccia un po’ contrariata-

Io: “Ti dico di si, ero carina”

Capo:”Non è possibile. E’ la natura. Ora sei una bella ragazza, quindi da piccina eri sicuramente brutta.” -Lui rigido come sempre, quasi militaresco, io tendente all’attacco di nervi-

Io:”Non è vero!!! Avevo gli occhioni, ero magra e con un bel visino. Che ne sai te di come ero io da piccina?”

Capo:”Che ne so? So che contro natura non si va. Mio fratello era un mostro e ora è bellissimo, mia sorella invece era una bambina incantevole e ora invece potrebbe fare la controfigura a sandra milo. Anche i miei figli erano bruttini e ora invece sono esplosi in un turbine di sensuale bellezza. Il mondo va così non ci puoi fare niente, da piccola eri brutta anche se i tuoi genitori non potevano dirtelo per non ferirti”

Mi sarei messa a piangere dalla rabbia.

E per chiudere in bellezza:

Capo:”Credo in vita mia di aver visto un’unica eccezione. Io son sempre stato bellissimo.”

E vi giuro che non c’era neanche un briciolo di ironia in quello che mi stava dicendo.

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 Arriviamo in cantiere. E’ un cantiere molto grande.

Il capo scende di macchina e con sguardo fiero scruta l’orizzonte. Si gira e si rigira, poi si ferma e poi ancora un giro.

Si lecca un dito e guarda dove tira il vento.

Con una gamba traccia un semiarco per terra.

Poi rimonta in macchina e parcheggia.

Io: “Ma… mettiamola all’ombra, qui fa un caldo infernale”

Capo: “Se non ci capisci nulla di astri non parlare! Ho appena studiato tutto. Si vede proprio che sei una ragazza di città.”

Io: “Ma sotto quell’albero grosso va bene da subito”

Capo: “Stasera mi ringrazierai”

Facile intuire le maledizioni lanciate la sera a entrare in quel cavolo di forno crematorio, dopo aver assistito tutto il tempo da lontano il sole allontanarsi nella direzione opposta a quella preventivata dal sommo sacerdote.

Ma poi non ho ancora capito a cosa gli servisse sapere da che parte tirava il vento…

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Capo: “Mia moglie è talmente imbecille che quando avevo i figli piccoli non riusciva a allattarli e allora li ho allattati io”

Io: “Scusa?”

Capo: “Si si! Li tenevo in collo con la testa con la giusta inclinazione sul seno”

Io: “Ma il seno spero fosse della mamma…”

Capo: “Si certo, io li tenevo e con una mano massaggiavo la mammella a mia moglie affinchè il latte scendesse alla giusta velocità e consistenza, accompagnando il tutto con un rapido movimento SUSSULTORIO del bacino afffinchè si sentissero anche cullati”

Io: “Ahhhhh….”

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"E poi una volta ero in GIARDINO e stavo costruendo un porticato. Con le mie braccia (si indica il bicipite) ero lì chè segavo delle assi di legno. Quando all’improvviso (sopracciglia che si alzano ad enfatizzare il dramma) un legno mi recide il muscolo del polpaccio!".

Silenzio in macchina, LA TENSIONE SALE. Poi accade l’incredibile, il giardino si trasforma in bosco:

"Il sangue comincia a zampillare ovunque e io sono lì solo in MEZZO AL BOSCO. Ma non mi scoraggio nonostante senta un dolore immane: mi tolgo la cintura e la stringo forte attorno alla mia coscia. Passo l’accendino su un coltellino e con questo cerco di levare subito una scheggia conficcata nel polpaccio. Poi mi metto in marcia verso casa, e nonostante tutto le forze non vengono meno perchè io sono un uomo di PIETRA".

Io rimango imperterrita nel mio imbarazzato silenzio.

"Arrivato a casa mi infilo in vasca e mi levo lo stivale. Ci saranno stati un paio di litri di sangue (era cioè per un terzo spolpato) e solo dopo aver deterso bene la ferita chiamo mia moglie per farmi accompagnare all’ospedale e dare qualche punto di sutura. All’ospedale mi hanno detto che ero stato bravissimo, non avrebbero saputo fare di meglio (ahò pure dottore) e mi hanno riempito di punti, non ricordo, mi sembra una quarantina (si come no, se aveva la tessera della conad aveva già vinto la pirofila per cuocere a vapore). Poi sono tornato a casa e ho tranquillizzato i miei figli"

Rambo

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